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Un nobile contro la nobiltà,
ovvero la quercia nella palude

Asti 1749 - 1803 Firenze

bibliografia: Letteratura italiana- I Maggiori, vol.I, p.614
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Biografia

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il pensiero

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il titanismo[3] alfieriano

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opere

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confronto fra il teatro di Alfieri e quello di Goldoni 

 
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BIOGRAFIA

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Ceto sociale: antica e ricca nobiltà piemontese
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questo gli consente l’indipendenza economica, indispensabile per essere un uomo libero e un libero scrittore

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può criticare la nobiltà dal di dentro: ne ha il potere e la facoltà

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gli dà una natura altera, orgogliosa, ribelle che lo porta ad appartarsi sdegnosamente dalla società del tempo e a vivere in un clima di fiera solitudine, con pochi amici scelti, tutto intento alla sua attività letteraria

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Allevato ed istruito dalla madre, poiché il padre muore poco dopo la sua nascita

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Entra a 19 anni nell’Accademia di Torino e qui rimane “ingabbiato” per otto anni compiendo studi piuttosto irregolari: anni di “ineducazione

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Carattere = individualismo
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solitario, chiuso e malinconico

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facilmente incline al pianto e alla commozione

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temperamento energico ed a volte eccessivo

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forte volontà che si manifesta in impeti ribelli

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desideroso di essere libero da ogni imposizione e costrizione

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tendenza ad affermare la propria personalità e a disporre liberamente della propria vita

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sensibilità accesa ed emotiva (Croce lo definirà proto-romantico)

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alto concetto di sé, portato facilmente agli estremi

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pensiero:
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amore ardente per la libertà

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odio feroce verso ogni sorta di tirannide

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Numerosi viaggi: Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Venezia, Parigi (1767), Inghilterra, Olanda, Germania, Danimarca, Svezia, Russia, Spagna, Portogallo:
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“Più come fuggitivo che come viaggiatore”

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allegoria della sua travagliosa ricerca di se stesso

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Per vincere la noia

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Per appagare la sua scontrosa irrequietezza e la sua ardente brama di novità

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Per un inesausto ardore di movimento che gli faceva amare tanto i cavalli (nel 1783 si reca in Inghilterra e compra 14 cavalli, quante erano le tragedie scritte fino ad allora)

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aneddoti:
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il disprezzo per il Metastasio che si genuflette davanti a M.Teresa d'Austria

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la risoluta fermezza con cui incrocia a Berlino lo sguardo di Federico II di Prussia, imperatore della "universal caserma prussiana"

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il polemico giudizio sul "giovesco" re di Francia Luigi XV

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o sulla "Clitennestra filosofessa" Caterina II di Russia

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il severo raccoglimento nella chiesa di Santa Croce a Firenze, davanti alla tomba di Michelangelo

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le estatiche contemplazioni del mare davanti a Marsiglia, dei "vasti deserti" d'Aragona, delle "epiche selve" della Svezia

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amori: duello con un Lord per un turbinoso amore inglese e corteggiamento di una baronessa olandese

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letture:
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Don Chisciotte di Cervantes, Vite parallele di Plutarco

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date cruciali:
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1775: conversione alla tragedia

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1776: trasferimento in Toscana per "avezzarsi a parlare, udire, pensare, e sognare in toscano e non altrimenti mai più" (finora aveva sempre parlato in francese, come tutta la nobiltà piemontese)

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1777: inizio della lunga relazione con la contessa D'Albany, "sprone e conforto ed esempio ad ogni bella opera"

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1778: per "spiemontizzarsi" dona tutto il suo patrimonio immobiliare alla sorella Giulia in cambio di una pensione annua

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la Rivoluzione Francese:
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iniziale entusiasmo per l'insurrezione popolare contro i tiranni alla ricerca della libertà

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disgusto per le orribili violenze della plebaglia scatenata e inferocita

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abbandona per sempre la Francia

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ultimo periodo:
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a Firenze: altera e sprezzante solitudine, confortata dalla presenza della donna amata e dall'attività letteraria

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muore improvvisamente l'8 ottobre 1803, quando la Toscana è divenuta stato vassallo dell'odiata Francia napoleonica

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viene sepolto in Santa Croce e la contessa gli fa erigere un'imponente tomba marmorea, opera del Canova

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IL PENSIERO: CONTRO L’ILLUMINISMO

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Critica il “freddo ragionare” tipico della scienza, che secondo lui soffoca il “forte sentire”, cioè quella violenza emotiva e passionale che è la vera essenza dell’uomo e da cui solo può nascere la poesia. Non vuole la misura pacata della ragione: vuole la dismisura della passione sfrenata, spontanea ed estrema.

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Respinge il deismo ed esprime uno spirito religioso teso verso l’infinito e l’assoluto

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Non condivide l’ottimismo illuminista verso il progresso scientifico, ma insiste sulla miseria e sull’impotenza umana

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Rifiuta lo spirito borghese teso al progresso economico, arido e meschino, incapace di alti ideali e di forti passioni

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Non condivide la diffusione dei “lumi”, cioè l’estensione della cultura: gli uomini non saranno liberati dalla fredda cultura ma dalle passioni e dall’entusiasmo che spingono all’azione.

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Non si sente cosmopolita, ma si sente straniero in ogni luogo

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Non approva il filantropismo, ma l’eroismo di pochi

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E’ quindi destinato all’isolamento:
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contro l’assolutismo dei sovrani, rigidi ed arretrati

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contro il nuovo potere della borghesia

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IL TITANISMO[3] ALFIERIANO: 

un io gigantesco che vuole spezzare ogni limite

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il bisogno di affermazione dell’io al di là di ogni limite e vincoli esterni

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un’ansia di infinita grandezza e di infinita libertà che si scontra con tutto ciò che la limita e la ostacola

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l’orgoglio per la propria eccezionalità spirituale in contrasto con un’umanità mediocre e vile di schiavi

lo scontro titanico fra l’io e la realtà esterna

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il conflitto con la realtà politica e sociale mediocre

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l’estraneità al suo secolo

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la solitudine sprezzante e sdegnosa

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l’inquietudine, la malinconia[4]

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la consapevolezza pessimistica dell’effettiva miseria ed insufficienza umana  

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OPERE

Le ragioni della scelta tragica:

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è quasi come una forma di esercizio ascetico, in cui lui trova la catarsi[5] dalla sua oscura inquietudine, e che dà un senso alla sua vita perennemente scontenta

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solitamente rappresenta figure umane eroiche e sublimi, nelle quali il poeta proietta se stesso

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è considerato il genere più difficile, che esigeva un’ispirazione eccezionale e un perfetto dominio del mezzo espressivo, e che per questo non aveva ancora trovato nella cultura italiana un grande rappresentante, sull’esempio dei francesi Corneille e Racine del Settecento.

La poetica tragica:

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stile conciso

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azione dinamica e rapida per tutti i cinque atti, che rispecchi l’incalzare delle passioni

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numero limitato dei personaggi su cui concentrare l’azione

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battute brevi e parole essenziali, anche monosillabiche, adatte all’argomento tragico

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stile aspro e antimusicale, andamento frantumato e poco scorrevole

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mai due versi con lo stesso accento e con la stessa rima

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sostantivi ed aggettivi separati

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enjambements frequenti che spezzano il ritmo e la cantilena

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tre momenti fondamentali per la stesura:
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ideare: schematizzare il soggetto

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stendere: scrivere i dialoghi in prosa

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verseggiare: scrivere il dialogo in versi, endecasillabi sciolti

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SAUL: il suo capolavoro

Il vecchio re Saul è prossimo alla pazzia, tormentato dal terrore della punizione divina e della perdita del potere. Prostrato e bisognoso di conforto, si sente come un titano sconfitto e perdona Davide, suo successore. Presto però sente gelosia per lui, giovane, forte e protetto da Dio e decide di eliminare il rivale, anche istigato dal machiavellico ministro Abner. La sua ferocia sanguinaria deve soffocare il presagio del fallimento e della fine, quando, dato l’addio a David e Micol ed accettato il proprio destino, Saul si uccide.  

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CONFRONTO FRA IL TEATRO DI GOLDONI E QUELLO DI ALFIERI

GOLDONI

ALFIERI

Scrive commedie

Scrive tragedie

Scrive assecondando il gusto del pubblico

Disprezza il pubblico, specie quello borghese che affolla i teatri dell’epoca, e vuole tenerlo lontano dalle sue rappresentazioni

Rappresenta le sue commedie nei teatri più in voga

Organizza rappresentazioni private, ad esempio in palazzi nobiliari, poiché non vuole confondersi con il teatro contemporaneo che lui ritiene frivolo e volgare

Scrive spesso i suoi personaggi adattandoli agli attori che dovranno recitarli

Disprezza la classe degli attori, incapaci di sostenere degnamente la parte degli eroi, quindi spesso recita lui stesso la parte del protagonista

Considera la classe borghese attiva ed operosa, depositaria di pochi vizi e di molte virtù

Odia la classe borghese volgare e troppo legata alle cose materiali

Scrive per mettere in ridicolo i difetti dei nobili

Scrive perché gli uomini imparino ad essere liberi, forti e generosi. Non tanto quelli dell’epoca presente quanto quelli dell’epoca futura

una carrellata di autori in Power Point

la tabella cronologica degli autori

 per ulteriori informazioni sull'autore e il testo delle opere:
http://www.liberliber.it