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Cucinare è un'arte

Riunirsi intorno ad un tavolo e mangiare. 

E' apparentemente un'operazione scontata e ripetitiva, un rito che si celebra meccanicamente in miliardi di famiglie nel mondo, tutti i giorni, più volte al giorno.

In realtà mangiare, dice una cara amica, è come respirare: un'attività complessa che ci consente di sopravvivere. A volte, però, l'affrontiamo come un dovere, come una fatica da sbrigare in fretta, un passatempo mentre si sta tutti incollati alla tv, un istante e poi via: chi davanti al computer, chi a telefonare, chi a leggere il giornale, chi a nascondere le tracce del pasto appena consumato come se la vita di famiglia ne fosse stata sconvolta. Una pausa che interrompe il ritmo della commedia della vita, proprio come la pubblicità.

Nei giorni di grazia invece è un convivio, un segno di unione, una reciproca ricarica di energia, un rinforzo dei legami di famiglia e una conferma del proprio ruolo all'interno di essa.

Secondo me il mangiare è in stretta relazione con il nostro mondo interiore. E' lo specchio del nostro modo di vivere. E' "portare dentro" di noi qualcosa che diventerà parte di noi. E' accettare l'idea di lasciarsi modificare dal mondo esterno, che alcuni affrontano con timore, altri con fiducioso entusiasmo. 

Mi diverto spesso ad associare il modo di mangiare dei membri della mia famiglia con quello di rapportarsi con le persone: chi scarta tutto, scarta tutti; chi non trova mai niente che gli piaccia, non trova mai nessuno che gli vada davvero a genio; invece chi si accontenta e gode di tutto saprà anche apprezzare tutti... Così mi diverto a "tradurre" sul piano affettivo chi divora il cibo in fretta, chi invece affronta ogni piatto ordinatamente e metodicamente, fino ad arrivare a chi, sopraffatto dalle emozioni della conversazione, si lascia del tutto distogliere dal cibo per assaporare l'atmosfera... e così via.

Si può capire perché, data questa mia mania di vivisezionare gli atteggiamenti dei commensali, mio marito mi porti malvolentieri al ristorante: si vergogna di vedere come fisso i clienti dei tavoli vicini, si stufa di ascoltare le mie relazioni pseudo-psicanalitiche che pretendono di capire tutto dal modo di afferrare le posate o ripiegare il tovagliolo. Alla fine però anche lui ora è stato contagiato da questo gioco, che da allora si è fatto più divertente, perché confrontiamo le nostre diverse (c'era da dubitarlo?) versioni, deducendole dai vari indizi.

Per questo invitare a cena qualcuno non vuol dire solo (anzi quasi mai) togliergli la fame.  Innanzi tutto per accontentare davvero gli ospiti bisognerebbe conoscerli molto intimamente, per accoglierli nel modo più adatto alle loro aspettative e ai loro gusti.

Soprattutto però vuol dire "darsi" in cibo, prima ancora che "dare" il cibo.
Una padrona di casa stanca e stressata, che descrive i suoi piatti come un'impresa ciclopica sottolineando la sua stanchezza, o si lamenta della scarsa collaborazione della famiglia, o peggio approfitta di una cena con gli ospiti per protrarre una lite di famiglia, magari chiedendo l'appoggio di qualche commensale ("diglielo anche tu che non si deve"...) arriva a creare un tale disagio fra gli ospiti, che la cena, anche se gustosa e accurata, rischia di essere vissuta con disagio, se non addirittura come una sottile e lunga tortura, fino a ridursi ad un totale e sofferto fallimento!

Ecco quindi la prima regola di una cena fra amici: curare l'atmosfera.
La serenità, la calma, la cordialità della famiglia, in particolare della padrona di casa saranno l'ingrediente principale di cui ci si "ciberà" durante la cena e che darà un tocco speciale alla serata.
Non è il caso di "truccarsi" da Famiglia-Perfetta-del-Mulino-Bianco. Anche se nell'aria c'è qualche bufera, bisogna mettere tutto da parte, girare pagina, darci un taglio. Chissà che una bella e lieta serata con gli amici non serva a rivedere proprio i nostri problemi con un'ottica diversa e magari a ridimensionarli di molto, creando l'atmosfera giusta per risolverli, magari con un bel sorriso e una battuta di spirito (quante ferite sana l'umorismo!).

Questo richiede di curare i tempi. Voglio dire che bisogna saper gestire bene il tempo dei preparativi. Tutti abbiamo sempre troppo poco tempo, ma, come insegna Nonna Carla,  se sappiamo coordinare bene il prima e il poi, tutto filerà liscio.
Ad esempio, cucinare per primi i piatti che saranno consumati freddi  e poi quelli che si mangeranno caldi, oltre naturalmente a rispettare l'ordine di arrivo in tavola. Spesso la prima cosa che va preparata è il dolce, che ha bisogno di riposare per essere più buono. Una crostata deve aspettare almeno un giorno o due, il gelato o la panna cotta mezza giornata, il budino qualche ora.
Occorre misurare bene i tempi ed organizzare tutti i preparativi (ideazione del menu, spesa, cucina) per non arrivare all'ultimo momento con ancora metà cena da preparare ed aumentare così la fatica della cuoca e la tensione di tutta la famiglia.
L'esperienza ci aiuta a dosare le forze, ad organizzare l'uso del forno e della lavastoviglie, a cambiarsi d'abito ( o a togliersi il grembiule tutto sporco) senza farci beccare in castagna dall'arrivo del primo ospite! Piuttosto chiudiamoci in bagno e diamoci una veloce rinfrescata al viso...
E' indispensabile farsi trovare possibilmente rilassati, vuoti di tensione, pronti a godere l'arrivo degli amici proprio come un dono e non come un peso! Questa secondo me è proprio la prima cosa in modo assoluto. Non che io riesca sempre a farlo, ma mi impegno sempre perché il clima di casa faccia sentire gli amici davvero bene accetti e graditi.
Infine  meglio rimandare la cena, che affrettarsi a scegliere il giorno sbagliato, pur di levarsi il pensiero.

Seconda regola ferrea, curare gli spazi.
Gli ospiti devono sedere a tavola in modo comodo e non appiccicati uno all'altro.
I piatti e le posate, la sistemazione delle sedie, la disposizione degli invitati deve essere pensata con la massima cura, specie se fra gli invitati ci sono bambini, persone anziane o di particolare riguardo. (Pierangelo, quante tavole hai apparecchiato?)Per questo deve essere la padrona di casa ad assegnare i posti, pensando a dare a ciascuno il suo spazio, il suo giusto vicino di tavola
E poi va curata molto bene la pulizia di tutta la casa, magari ripulita a fondo qualche giorno prima della fatidica cena. La sala da pranzo, la cucina, il bagno (anche il secchio della spazzatura) devono essere lustrati con cura, perché sono lo specchio della pulizia che è stata usata per cucinare. Ho imparato da mio zio a controllare sempre i servizi del ristorante in cui mi trovo, e spesso ho visto che la cura di una, corrisponde all'altra.

Detto questo, possiamo andare ai fornelli!

Ecco i miei menu.
Ecco le mie ricette.

Naturalmente aspetto anche le tue ricette, oltre che consigli vari ed eventuali correzioni o precisazioni.

Buon appetito!