Guicciardini
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FRANCESCO GUICCIARDINI
Firenze 1483 – 1540 Firenze

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biografia

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profilo

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il suo pensiero politico

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confronto fra Machiavelli e Guicciardini

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opere[1]

BIOGRAFIA

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La sua famiglia, da sempre fedele ai Medici, aveva ricavato onori, incarichi e benessere economico.

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1505: si laurea a Pisa in diritto civile ed esercita il mestiere di avvocato – inizia le Storie fiorentine

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1512: nominato ambasciatore della Repubblica fiorentina in Spagna, presso Ferdinando il Cattolico – scrive i Discorsi di Logrogno

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nello stesso periodo a Firenze tornano i Medici

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1513: tornato a Firenze, assume diversi incarichi:
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membro della Signoria dei Medici

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avvocato concistoriale

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governatore di Modena

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ottiene incarichi a Roma dal papa Leone X de Medici
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commissario generale dell’esercito pontificio

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Presidente della Romagna (1523)

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Diplomatico di fiducia del Papa presso la lega di Cognac, che vuole unire gli stati italiani contro Carlo V (1526)

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scrive i Dialoghi del reggimento di Firenze

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1527: sacco di Roma e caduta del governo dei Medici, con la restaurazione della Repubblica

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processato dalla Repubblica per la sua attività a servizio dei papi medicei (Leone X e Clemente VII)
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accusato di essersi impossessato delle paghe dei soldati, dimostra la sua innocenza, ma viene escluso dalle cariche pubbliche

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gli saranno in seguito confiscati i beni

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si ritira a vita privata

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1529: scrive Le considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli  - porta a termine i Ricordi

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1533: tornano i Medici a Firenze e lui viene inviato dal papa Clemente VII a riorganizzarvi il governo
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Alessandro è fatto assassinare dal cugino Lorenzaccio

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Gli succede Cosimo, il cui assolutismo Guicciardini tenta inutilmente di moderare

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Si ritira a vita privata e lavora alla Storia d’Italia, che rimarrà interrotta dalla sua morte

PROFILO

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E’ l’intellettuale/tecnico, studioso dei problemi di governo, che mette le sue competenze al servizio del potere: la repubblica di Firenze, i Medici che ne sono i nemici, il papa

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La sua riflessione politica è sollecitata dai fatti della storia in cui vive, come accade per Machiavelli

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Lo scopo dei suoi studi e delle sue meditazioni è la ricerca delle costanti che regolano la natura umana e le vicende storiche

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Studia il sistema migliore e i meccanismi più efficaci per reggere lo stato: il Senato, il Consiglio grande[1]. Nessuno lo supera in questa competenza di ordine costituzionale.

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Il suo pensiero politico è in accordo con le sue  riflessioni morale dei Ricordi: non bisogna aver fiducia nell’uomo, non dobbiamo vivere di illusioni sulle sorti dell’uomo e della storia

IL SUO PENSIERO POLITICO

Si colloca a favore della classe nobiliare, più degna di meriti e capace di gestire lo stato ( a differenza di Machiavelli che considerava la repubblica, cioè il governo popolare, come lo stato ideale)

i nobili possono essere coadiuvati da chi, fra il popolo, ha competenza ed esperienza
(= democrazia meritocratica)


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[1] Chiamato così perché prevede una larga partecipazione dei cittadini aventi diritto: è l’entrata nel gruppo dirigente delle classi medie, con cui le classi alte devono condividere il potere.

CONFRONTO FRA MACHIAVELLI E GUICCIARDINI

Machiavelli

Guicciardini

uguaglianze

Sono interessati alla politica, al problema del buon governo

Considerano con fredda capacità di analisi la realtà effettuale del loro tempo

Sono vittime in prima persona delle vicende politiche: processati ed esclusi dalla politica attiva che amano

Hanno una visione della storia e dell’uomo fondamentalmente pessimistica

Esprimono una valutazione negativa sull’operato della Chiesa

Rappresentano la più alta coscienza critica della loro epoca

differenze

Riveste modesti incarichi nella politica attiva fiorentina

Ricopre importanti incarichi al servizio dei Medici e della Repubblica

Il suo pensiero politico è pragmatico, è una guida all’azione, nel suo particolare contesto storico: vuole risolvere il problema politico dell’Italia in quei tempi

Il suo pensiero politico è speculativo: innanzi tutto è studio e riflessione sui meccanismi del governo e sulle dinamiche della storia per tutti gli uomini di tutti i tempi

Crede alla lezione degli uomini antichi e alla possibilità per gli uomini di ripetere le loro gesta e riprodurre i loro modelli politici

Sostiene l’incapacità dell’uomo di emulare il passato, data la complessità maggiore dei tempi moderni rispetto a quelli antichi

È del partito popolare, crede nella democrazia come modello ideale di vita, sull’esempio dell’antica Roma repubblicana

È del partito degli ottimati: non tutti gli uomini sono capaci di governare, ma solo la classe aristocratica ha le competenze e l’esperienza per reggere le complesse sorti dello stato e del gioco politico internazionale[1]

Nella grave congiuntura storica, che vede l’Italia divisa e soggetta agli stranieri, si affida alla virtù del  principe: crede all’intervento eccezionale di un uomo che sappia creare uno stato forte, in grado di dare sicurezza al suo popolo e di coagulare le forze italiane contro il nemico

Crede alla virtù di pochi: il Senato della repubblica, composto da pochi uomini saggi ed esperti, affidato a poche famiglie, il cui lungo esercizio di governo nel tempo abbia conferito competenza ed abilità

 

Crede ancora nella politica, come azione di un uomo per gestire la cosa pubblica, soggetta a regole fisse ed eterne

Suggerisce di ritirarsi nel proprio particulare: l’uomo deve accontentarsi di curare la propria sfera personale, data la complessità delle cose.

L’unico modo per sopravvivere è la discrezione

cauto discernimento

fredda valutazione dei molteplici aspetti della realtà

È più appassionato e combattivo, fiducioso ed entusiasta: esorta, corregge crede, spera, critica, si abbandona ad uno slancio ottimistico che vuole superare  il suo pessimismo di fondo

È più rinunciatario e freddo, disincantato e severo, refrattario agli ideali perché assiste a ripetuti rovesciamenti politici. Scrive con  rassegnazione, circospetto e consapevole della crisi in cui ormai ogni uomo vive, specie dopo il crollo della politica di equilibrio alla morte di Lorenzo il Magnifico

Un utopista

Un realista


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[1] “non debbe governare se non chi è atto e lo merita”

OPERE[1]

1509

Storie fiorentine

Raccontano le vicende di Firenze dal Tumulto dei Ciompi (1378) all’ultima guerra di Firenze contro Pisa (1509):

si insite sulla personalità e l’opera dei vari Medici e si analizza con ampi dettagli la Repubblica fiorentina

la sua prospettiva storica è quella degli ottimati

1512

Discorso di Logrogno (dalla città spagnola in cui fu composto)

Una cinquantina di pagine in cui prende in esame i problemi costituzionali della Repubblica fiorentina

Passa in rassegna i vantaggi, gli svantaggi, le caratteristiche delle istituzioni fondamentali: il Senato, il Consiglio grande, la carica di Gonfaloniere  a vita data a Pier Soderini

1521/

1526

Dialogo del Reggimento di Firenze

Un trattato dialogico: due giornate di discussione, a poche settimane dalla cacciata di Piero de’ Medici da Firenze (1494), tra personaggi di diverse idee politiche:

Bernardo del Nero, partigiano dei Medici

Piero Capponi, aristocratico

Paolantonio Sederini, partigiano del popolo

Piero Guicciardini, padre dello scrittore, moderatore

E’ quindi una riflessione di carattere generale sullo Stato e sulla natura umana

1538/

1540

Storia d’Italia

La sua seconda opera storica.

20 libri in cui racconta i fatti italiani dalla discesa di Carlo VIII in Italia (1494) fino all’elezione di Papa Paolo III (1534).

Frutto della sua esperienza diplomatica e dei suoi studi

Collega le vicende italiane con il gioco politico internazionale e con le riflessioni sullo Stato dell’opera precedente

Parte dal giudizio positivo sulla condizione di equilibrio dell’Italia nel 1490, che sarebbe dovuta continuare

La crisi successiva è stata causata sia dagli errori dei principi che dalla imprevedibilità della fortuna

 

1512/

1530

Ricordi

Una sessantina di pagine, 221pensieri

Registrazione di riflessioni, con intento moralistico, senza un apparente ordine interno e non privo di contraddizioni

una serie di notazioni rapide, di massime, sull’esempio delle “sentenze” classiche che riassumono un giudizio in una frase[2]

Riflettono lo studio dei costumi e dei comportamenti degli uomini

Procedono con un’argomentazione serrata che vuole mettere in luce tutte le sfumature possibili di un pensiero o di un ragionamento, eliminando ogni possibile ambiguità

la teoria di fondo è quella del “particulare”, cioè il tornaconto personale, unico obiettivo da perseguire con dignitosa rassegnazione in un orizzonte privo di ideali


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[1] tutte le opere sono postume, cioè nessuna opera fu pubblicata mentre lui era ancora in vita

[2] questa tradizione dei pensieri morali sarà ripresa soprattutto dalla letteratura francese: Montaigne, Pascal, La Rochefoucauld

 

una carrellata di autori in Power Point

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http://www.liberliber.it