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Approdare alla classe terza delle Superiori vuol dire diventare grandi: questo comporta che si siano acquisite le abilità fondamentali di "ascoltare-parlare-leggere-scrivere", cioè essere padroni dei ferri del mestiere per affrontare la lettura dei classici del nostro patrimonio letterario, capaci di comprendere i testi, o come si dice in gergo decodificarli, scomporli, analizzarli, "criticarli" per arrivare ad una valutazione personale motivata e quindi attendibile.

Chi frequenta il corso di studi di Ragioneria non sarà chiamato a svolgere il mestiere di critico letterario, probabilmente non ha l'ambizione di scrivere saggi che aprano nuove prospettive nelle dispute più o meno salottiere. Non lo vogliono gli alunni e nemmeno osano sperarlo gli insegnanti. Si chiede "solo" l'uso sensato del buon senso, si spera "solo" che le giovani leve, sempre più freneticamente avvinghiate al pulsante della PlayStation o al mouse del computer o alla tastiera del telefonino, scoprano quanto un libro può essere coinvolgente, forse esaltante, a volte perfino maestro di vita ed ispiratore di grandi idee ed ideali.

Purtroppo, e questo mi causa spesso un po' di rammarico, è raro che i grandi scrittori siano anche dei grandi uomini: donnaioli come Foscolo, ambiziosi come Petrarca, altisonanti come Carducci, voltabandiera come Monti, vorrebbero forse precisare i miei alunni...

Fortunatamente incontriamo anche chi non si è venduto a poco prezzo come Dante; chi ha avuto il coraggio spietato di esaltare per demolire come ha fatto Machiavelli col suo Principe; chi credeva in un Dio vicino agli uomini nella loro piccola e grande storia come Manzoni; chi come San Francesco, accecato, appresso dai topi e vicino alla morte, ha saluto lodare Dio e la sua bontà; chi come Pirandello ha contestato la maschera del perbenismo, molto prima del '68, e, se pur non erano ancora i tempi per distruggerla, almeno l'ha denunciata. Chi sa addirittura nascondersi nella cinica mentalità del popolo come Verga, per raccontare di un povero Rosso Malpelo fingendo di disprezzarlo, perché nasca in noi più prepotente la compassione. Ed altri potrebbero trovare altri spunti positivi, sparsi qua e là, anche fra le pagine degli autori stranieri che hanno scolpito figure di uomini e donne immortali.

Se però sono sempre più convinta che vale la pena affrontare con pazienza lo studio della letteratura è perché è bello farlo insieme a voi, ragazzi, con il vostro tocco speciale: il miele di Francesca prima, il pepe di Francesca seconda, il sale di Francesca terza, la grinta inattesa di Nadia, la sintesi arguta di Alessio, il passo da panzer di Gisella, il passo felpato di Marina, la precisione testarda di Paola, le emozioni celate di Valentino, la passionalità discreta di Elisabetta, il frizzante di Samantha, lo stupore di Virginia, la compostezza di Daniele, la fermezza combattiva di Silvia, l'eleganza di Barbara, l'operosità di Alessia, l'amore per la teatralità (purtroppo anche della Soracco) di Laura, la concretezza di Concetta,... (Roberto resta per ora un mistero).

Buon lavoro!