parlare
Home Su indagine sull'abilità del parlare

ascoltare
parlare
leggere
scrivere
conoscere il presente
conoscere il passato
ricordare

 

C'è chi lo fa "dalla nascita" e chi ha imparato strada facendo.
C'è chi ne ha voglia e chi no.
C'è chi punta sulla quantità (parlare a perdifiato) e c'è chi punta sulla qualità (parlare poco ma bene).
Si può parlare per raccontare, per convincere, per progettare e per sognare, per litigare e per fare pace, per mentire o per dire la verità..

In ogni modo la parola è un mezzo di comunicazione, il primo da quando l'uomo è sulla terra.

Se entrassimo nella questione della capacità degli animali di "parlare" non sarebbe facile uscirne, fra chi dice che anche gli animali possiedono un loro "linguaggio" (io credo proprio di sì) e chi dice che questa facoltà presuppone un alto grado di intelligenza superiore e quindi la parola è monopolio dell'uomo (soprattutto della donna direbbe mio marito...)

Oggi qualcuno osserva che i giovani parlano sempre meno: preferiscono mandarsi una email o un messaggio sul cellulare oppure ... tacere!
Addirittura arrivano ad inviarsi un SMS a chi gli sta seduto di fronte al tavolino del bar, usando per giunta un vocabolario sempre più ristretto, criptato con super-abbreviazioni povere di vocali e ricche di k (tipo russo) e di x (tipo schedina).

Quindi un po' bisogna re-imparare a parlare,  ad esprimersi
Forse bisogna ri-trovare proprio questo gusto di comunicare con i propri simili.

Si può farlo a scuola?

Con il dilagare di test, questionari, esercitazioni al computer, è sempre più raro che un alunno debba "dire la lezione" .
Allora ci si limita a brevi momenti di colloquio: rispondere ad una domanda o chiedere spiegazioni, chiacchierare con un compagno o passargli dei suggerimenti, organizzare una partita o un'attività extra-scolastica, progettare il fine-settimana e poi raccontarselo...
E' anche raro comunque trovare un alunno che sappia fare bene e volentieri tutte queste cose...

Quindi occorre un training: graduale, paziente, motivato, basato sulla formazione di un gruppo classe compatto, senza odi repressi fra gli alunni o tensioni eccessive fra alunni e insegnanti.

Problema: la parola nasce dalla relazione fra due persone o crea la relazione fra due persone?
La parola è l'uovo o la gallina?
Come nel famoso indovinello, la risposta forse non esiste perché una è causa ed effetto dell'altra.
Se ci si conosce si parla, se  non ci si conosce si parla e poi ci si conosce meglio...
Se però per "parlare" non si intende "chiacchierare" ma "comunicare se stesso" , allora è necessario puntare prima di tutto e sempre al "clima di classe", al tipo di relazione che lega tutti i membri del gruppo.
Se questo clima è il seme, la parola ne sarà il frutto.
Ma poi vale anche il viceversa con un potente feedback che rinforzerà il gruppo stesso.

Esempio pratico: un insegnante o un alunno ti può anche essere antipatico ma può capitare che parlando insieme liberamente, magari in gita o andando al cinema o a teatro per una proiezione d'istituto, crolli quel muro di incomprensione e poi il rapporto (e la parola) filano lisce come l'olio, o perlomeno più spontanee e schiette (grandissimo super mega problema: i rapporti scolastici sono spontanei e schietti?).

Prima precisazione: questo lavoro di addestramento deve essere voluto, pensato, curato da tutto lo staff degli insegnati, naturalmente!
Infatti ogni materia  (e ogni docente) ha il suo lessico specifico, le sue connessioni logiche, il "respiro".

Seconda precisazione: non si può pretendere di insegnare a parlare ai ragazzi delle Superiori se l'intero corso di studi non li ha educati a sviluppare questa abilità di base.

Terza precisazione: spesso gli adolescenti sono proprio i più "musoni", o perlomeno tendono ad diventare introversi anche se fino all'anno prima erano sereni e socievoli. Quindi non va dimenticata anche la particolare fase che i ragazzi stanno vivendo con tutti i cambiamenti che questa comporta. Nascono pensieri e sentimenti nuovi e quindi i giovani hanno bisogno di scoprire ed imparare ad usare parole nuove.

Sembra niente. E invece è una bella fatica. E bel lavorone per chi vuole aiutarli a crescere!!!!

L'insegnante o l'alunno che lo desidera, può cominciare ad indagare sulla propria e altrui abilità del parlare con un questionario, forse un po' generico ma utile per cominciare a riflettere:

indagine sull'abilità del parlare