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Pirandello

Luigi Pirandello 

(Agrigento 1867 - 1936 Roma)

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Pirandello, vita mia:qualche riflessione

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"Il berretto a sonagli":riassunto di Paola Casagrande

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"Sei personaggi in cerca d'autore": presentazione di Francesca Bianchi

Pirandello, vita mia.

La nostra è una storia lunga e travagliata. Ti ho ignorato per anni. Poi ti ho incontrato e ti ho amato alla follia. Poi ti ho odiato perché hai fatto solo parole: hai alzato un polverone, hai buttato all'aria i cassetti ma non ti sei preoccupato di rimettere a posto le cose. Ora, forse perché sto invecchiando un po' anch'io e comincio a guardare le cose "dal di fuori" se non proprio "dal di sopra", penso che hai avuto un coraggio come pochi. E quindi torno ad amarti.

Amo la veletta nera calata sul viso enigmatico della Signora Ponza (?), i capelli spettinati di Ciampa che sapeva e taceva, le spalle curve di Ciaula accarezzate dalla luce dolce della luna. Vuoi sapere cosa mi fa volare con la fantasia, al di sopra di compiti da correggere e figli da rincorrere? non il fischio del treno ma il volo di un aereo. Sì.  Abito in alto sulla città e vedo  sfrecciare spesso in cielo piccoli insetti bianchi che lasciano una scia sottile, come la coda di un abito da sera. Ogni volta credo di provare la stessa gioia segreta ed esaltante di quel tuo povero scrivano e penso: dove andrà, chi porterà, cosa vedrà. E mi resta per un po' il sorriso sulle labbra e la voglia di giocare nel cuore.

Chiariamo. Io sono manzoniana nella fede e nell'arte. Credo che non siamo soli a combattere nella lotta quotidiana e credo che chi scrive debba raccontare storie credibili, ancorate alla realtà per aiutarci tutti a sperare. Scrivere per fare da piedistallo ed altoparlante a chi si dà da fare per gli altri. Anche per questo mi sono allontanata da te: mi attanagliava l'anima il tuo pessimismo. I tuoi mariti sono fantocci, le mogli sono vipere, gli amici i vicini i conoscenti sono dei vampiri sempre assetati del nostro sangue.

Non posso però darti torto quando dici che la realtà è assurda, oggi più che mai. La tua Marta veniva "esclusa" dalla sua famiglia, cacciata dal marito, solo per un vago sospetto quando lei era innocente e ripresa invece quando era colpevole, con in grembo il figlio di un altro. Oggi moriamo di tumore e continuiamo ad inquinare, abbiamo medicine solo per i ricchi, abbiamo troppi figli e li vendiamo oppure non li possiamo avere e ce li facciamo fabbricare in provetta, facciamo una guerra per avere la pace, abbattiamo muri in Germania e ne alziamo altri in Israele, possiamo falsificare bilanci ma tanto non è mica reato...

Se si guarda come vanno davvero le cose sembra che essere realisti sia proprio impossibile. Bisogna per forza reagire. O arrendersi al caos, o ridere anche se è più un ghigno che una risata. Volevi essere realista e posso ben capire che tu ti sia ritrovato "umorista".

Non hai torto: quella maschera ce la sentiamo un po' tutti pesare addosso, non si può negarlo. Imbrigliati nel gioco delle parti, ognuno deve tener alto l'onore del proprio pupo. Ed allora tutti vorremmo strapparci le etichette dal viso e trovarlo finalmente quel coraggio: dare una giratina alla corda pazza, indossare il berretto a sonagli della pazzia e "andare in giro a gridare in faccia a tutti la verità". Purtroppo non sempre ci possiamo permettere questo lusso, a cominciare da mia madre, la quale sostiene che certe bugie sono dette a fin di bene...

Un'ultima confessione. Anch'io oggi devo fare i conti con "la voce". Ci si può innamorare, tu dici, anche solo di una voce e qualcuno (simpatico!) diceva che questa era l'unica mia cosa bella. Ed ora che non l'ho più?...Anche in questo ti ritrovo compagno di viaggio.

"Il berretto a sonagli"

Questo testo teatrale fu scritto nell'agosto del 1916, in dialetto siciliano, per Angelo Musco con il titolo "A birritta cu 'i ciànciani" poi modificato in "A birritta cu 'i ciancianeddi".

La vicenda ha luogo in una cittadina siciliana, e la scena iniziale vede la signora Beatrice Fiorìca nel salotto della propria casa, che in presenza della sua vecchia serva Fana e della Saracena, piange seduta sul divano.

La donna è  disperata, poichè ha appena saputo dalla Saracena che il marito, un banchiere privato, la tradisce con Nina, giovane moglie di un dipendente, lo scrivano Ciampa, che occupa un appartamentino attiguo e comunicante col Banco.

Beatrice allora concepisce un piano per vendicarsi e  far scoppiare lo scandalo.

Il piano è ingegnoso: ella, dopo aver provveduto ad allontanare Ciampa, inviandolo a Palermo con il pretesto di una commissione (riscattare un paio d’orecchini e un braccialetto impegnati di nascosto al marito per poter prestare del denaro al fratello, Fifì La Bella), farà trovare campo libero al marito, di ritorno la sera da Catania, per appartarsi con l’amante. La polizia, preavvertita, facendo irruzione nell'appartamentino, potrà sorprendere i due amanti in flagrante adulterio.

La signora Beatrice manda quindi a chiamare il delegato di polizia Spanò, uomo di fiducia della sua famiglia, dalla sua vecchia serva per esporgli il piano. Egli però esita nell’accettare una denuncia compromettente per l'onorabilità del cavalier Fiorica, persona stimata e influente in città, ma alla fine cede alle pressanti insistenze della signora.

La donna fa quindi chiamare Ciampa dalla Saracena, per affidargli la commissione; l’uomo, sospettando un intrigo, tenta di sottrarsi dall'incarico e cerca di convincere la signora a parlare con lui senza "infingimenti".

Ciampa, scrivano e intellettuale, ha elaborato una personale teoria dell'agire sociale, che espone alla signora Fiorìca: «Deve sapere che abbiamo tutti come tre corde d'orologio in testa. La seria, la civile, la pazza. Soprattutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile; per cui ci sta qua, in mezzo alla fronte. - Ci mangeremmo tutti, signora mia, l'un l'altro, come tanti cani arrabbiati. - Non si può. E che faccio allora? Do una giratina così alla corda civile. Ma può venire il momento che le acque si intorbidano. E allora... allora io cerco, prima, di girare qua la corda seria, per chiarire, per rimettere le cose a posto, dare le mie ragioni, dire quattro e quattr'otto, senza tante storie, quello che devo. Che se poi non mi riesce in nessun modo, sferro, signora, la corda pazza, perdo la vista degli occhi e non so più quello che faccio! ».

Ma Beatrice è determinata a vendicarsi del marito, e non si lascia convincere a girare la corda seria per rimettere le cose a posto, ed è convinta che Ciampa sia consenziente alla tresca.

Lo scrivano prima di partire, tenta ancora invano di disinnescare il progetto insensato della padrona.

Nel secondo atto scatta la trappola.

Nina Ciampa e il cavalier Fiorìca vengono sorpresi l'una con un decolté eccessivo, giustificato dalla stagione calda, e l'altro in "maniche di camicia – decentissimo", sul punto di lavarsi le mani.

I due vengono tuttavia arrestati dal collega del delegato, il calabrese Logatto, l'una per il decolté, seppure esibito in casa, l'altro per resistenza, anche se la flagranza effettiva non c’era; il verbale è quindi negativo e il cavaliere, assicura il delegato Spanò, sarà prontamente rilasciato.

Dal momento che il marito è stato in qualche modo punito, la signora Fiorìca è ora soddisfatta.

Non ha considerato però la reazione di Ciampa, che piomba stravolto di ritorno dal suo viaggio nel suo salotto, per rivendicare la sua condizione dolente di uomo non più giovane, innamorato della moglie, che ha dovuto sottomettersi fino al punto di dividersi l’amore della moglie con un altro uomo.

Lo scrivano assicura che, se prima dello scandalo avesse potuto parlare francamente con la signora Beatrice della situazione, egli si sarebbe licenziato e trasferito altrove; ma la donna, dominata dalla gelosia, ne ha ignorato le ragioni, sbandierando a tutti il suo doloroso segreto.

Ora a Ciampa non resta che vendicare il tradimento palese, ammazzando moglie e amante, poiché un verbale "negativo" della polizia non può certo cancellare i sospetti e le chiacchiere della gente.

Poiché tutti in casa tentano di minimizzare il comportamento di Beatrice come un gesto di pazzia, Ciampa è folgorato da un'idea, cioè che la signora si finga veramente pazza così i sospetti che hanno provocato lo scandalo risulteranno dettati dalla follia, che può ora disarmare la sua mano.

Tenta di persuaderla dicendole che non ci vuol niente a far la pazza, poiché basta che la donna si metta a gridare in faccia a tutti la verità, e siccome nessuno le crederà, tutti la prenderanno per pazza.

Stimolata dalla paradossale provocazione di Ciampa che le chiede di farsi tre mesi di villeggiatura in una casa di salute, per distruggere i sospetti e restituirgli la dignità, Beatrice libera la corda pazza dandosi a incontrollate escandescenze e gridando in faccia all’uomo la verità della sua condizione di "becco", una verità non credibile, consentita solo ai pazzi.

La scena finale vede la madre, il fratello e il delegato che cercano di portar via Beatrice, che continua a gridare come se fosse impazzita davvero, mentre Ciampa «si butta a sedere su una seggiola in mezzo alla scena, scoppiando in un'orribile risata, di rabbia, di selvaggio piacere e di disperazione a un tempo».

(lavoro di Paola Casagrande)

"Sei personaggi in cerca d'autore"

      LUOGO:

Il luogo della vicenda è una sala di un teatro chiuso al pubblico, dove gli attori, con il capocomico, si apprestano a provare le scene degli spettacoli (almeno fino all’arrivo dei sei Personaggi).

DURATA DELLA VICENDA:

 Nell’opera non sono presenti date che permettono di risalire direttamente al periodo storico in cui è collocata la vicenda.

Dai comportamenti dei personaggi e da alcune citazioni (il ballo “Prends garde ... Tchou-Thin-Tchou" di Dave Stamper ridotto a Fox-trot o One-Step lento da Francis Salabert) si capisce, però, che la vicenda è ambientata attorno agli anni 20 del ‘900.

La storia si svolge nell’arco di una giornata.

PERSONAGGI:

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 IL DIRETTORE CAPOCOMICO: dirige il “Gioco delle parti” di Pirandello.Gli attori lo rispettano, data la sua importanza ed il suo carattere, che risulta duro, forte e deciso. Del personaggio non è fornita una descrizione fisica precisa. Pirandello lo definisce un uomo <<col cappello duro in capo, il bastone sotto il braccio e un grosso sigaro in bocca>>. Con l’arrivo dei sei personaggi e nella loro vicenda egli vede la possibilità di diventare autore senza fatica, trascrivendo il dramma interessante che vive in loro

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 IL PADRE: insieme alla Figliastra è, forse, il più loquace dei sei personaggi. Esprime al Capocomico concetti sull’arte e sul “verosimile”.

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LA MADRE: è di carattere debole. Ella assiste ai dialoghi degli altri personaggi, vicino al Giovinetto ed alla Bambina, esprimendosi di rado e brevemente. Poco dopo il suo arrivo in teatro sviene e, una volta ripresa, resta sempre in un angolo. Da quell’angolo si muoverà solo per “vivere” la sua parte (corre a separare il Padre dalla Figliastra per evitare l’incesto e per imprecare contro l’odiata ingannatrice, Madama Pace)

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IL FIGLIO: non ama parlare (come la Madre) e resta in disparte fino al momento in cui narra il suo dramma. Intuisce la vergogna subita dal Padre e per questo disprezza, particolarmente, la Figliastra. L’orgoglio di figlio legittimo lo porta a sentirsi superiore ai tre figli illegittimi ed a disprezzarli apertamente

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LA FIGLIASTRA, IL GIOVINETTO E LA BAMBINA: i tre personaggi sono presentati insieme, in un’unica descrizione poiché la Figliastra prova particolari sentimenti per il fratellino e la sorellina; hanno, inoltre, una caratteristica comune: sono figli del segretario del Padre, quindi, non legittimi come il Figlio.

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MADAMA PACE: è un personaggio negativo, appare nella sala in occasione della rappresentazione dell’incontro, nel bordello, tra il Padre e la Figliastra.Ella è evocata dai Personaggi in un ambiente a lei familiare, ricostruito sul palcoscenico. La Madre non può sopportare la sua presenza e vorrebbe colpirla ma, trattenuta, impreca contro di lei.

      TRAMA:

 Sul palcoscenico di un teatro, durante alcune prove, si presentarono, inaspettatamente, sei personaggi con il bisogno di trovare chi rappresentasse la loro storia. La storia dei personaggi “piombati” in teatro, interessò molto il direttore: dal matrimonio tra il Padre e la Madre, nacque il Figlio, che fu affidato ad una persona, lontano dalla famiglia, per farlo crescere in buona salute. Di questo, però, il Figlio ne soffrì, facendo maturare in lui un carattere scontroso. Durante la crescita lontana del Figlio, il Padre e la Madre si separarono: la donna s’innamorò del suo segretario; il padre favorì l’unione dei due, rinunciando, così, alla Moglie.

I due amanti si trasferirono in un’altra città e dalla loro unione nacquero tre figli: la Figliastra, il Giovinetto e la Bambina; l’uomo, poco dopo morì, lasciando la famiglia in una crisi economica. La Moglie fu, così, costretta a tornare nella vecchia città, per trovare lavoro: la “sartoria” di Madama Pace, che si rivelò, poi, essere una casa d’appuntamenti.

La Figliastra iniziò a prostituirsi, poiché attirata in questo giro.

Nel frattempo, il Padre, bisognoso di sfogare le sue voglie sessuali, si recò alla “sartoria”, dove incontrò, a sua insaputa, la Figliastra. L’incesto, fortunatamente, fu evitato dalla Moglie. L’uomo, preso da un senso di vergogna e, venuto a conoscenza delle condizioni della Moglie, le propose di andare a vivere da lui, ma, il Figlio non accettò di buon grado, questi tre figli illegittimi.

Un giorno, per “fuggire” da un discorso con la madre, il Figlio andò in giardino e, dopo aver assistito all’improvvisa morte della bambina (annegò nella vasca), dopo aver estratto la pistola dalla tasca, si sparò.

I sei personaggi furono licenziati dal Capocomico, poiché perse la pazienza; gli attori, furono riconvocati in serata per la continuazione delle prove.

(lavoro di Francesca Bianchi)