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Valutare è un modo di educare.

Quindi è un'arte. Come insegnare.

O come dipingere o scolpire o cucinare o disporre i fiori in un vaso: occorre seguire regole precise.

Errato quindi affidarsi all'istinto: traditore perché soggettivo, oppure soggettivo quindi traditore.

Sarebbe bello trovare qualcuno che ci dicesse: "Per dare un voto che sia davvero giusto, devi fare così..."

Purtroppo pochi esperti di docimologia si sbilancerebbero fino a questo punto.

Non resta che mettere le proprie carte in tavola: aprire il registro-forziere e permettere, non solo agli alunni, ma soprattutto ai colleghi, di metterci il naso. E poi? Mettersi tutti intorno ad un tavolino (non una cattedra!) e parlarsi, per discutere un po' insieme e ... valutare il nostro modo di valutare!

Meglio ancora 

"Ora ti dico come faccio io, tu invece come ti regoleresti?"

"Non so come valutare questo compito: tu come faresti?"

I problemi sono davvero tanti.

Il giudizio SUFFICIENTE corrisponde all’intervallo 5.5 – 6.5, oppure dal 6.0 al 7.0, oppure ad altro?

Quanto vale numericamente un "IMPREPARATO ?"

A quanto corrisponde una prova “INCLASSIFICABILE”?

Oppure ancora:

Meglio chi sa un po’ di tutto o chi sa bene solo poche cose?

 Un grosso strafalcione di quanto abbassa la media?

Nella media del secondo quadrimestre si mette anche il voto del primo quadrimestre?

Il recupero di una prova negativa si aggiunge alla media o sostituisce il voto precedente?

Quante valutazioni è bene avere per la valutazione quadrimestrale, senza superare la soglia dell’inutilità?

.....

Per non parlare poi del problema base:

Come passare da un punteggio grezzo alla percentuale?

E dalla percentuale al voto?

Il voto "6" corrisponde al 65% o ad altro? 

Come e quando è meglio applicare la media ponderata?

Questo basterebbe a toglierci il sonno, ma ci sarebbe dell'altro ancora...

Intanto chi ha qualcosa da dire si faccia sentire!

 

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